Qualche tempo fa abbiamo parlato delle variazioni di logo del partito dei conservatori britannici.
Mantenere il logo moderno e in sintonia con la propria base elettorale ha portato bene ai conservatori che da un mese sono passati al governo, merito anche del quarantatreenne David Cameron, il più giovane primo ministro di tutti i tempi per il Regno Unito.
Ora anche qui è iniziato un dibattito sul logo di un partito. Il logo del Partito Democratico.
Il dibattito è scattato dopo le dichiarazioni di Debora Serracchiani, che in maniera molto diretta l’ha definito «asettico». Dopo di lei sono arrivati i guru della comunicazione a dire la loro. I commenti li potete leggere su questo articolo del Sole 24 Ore.
Unanime le critiche nel definirlo un logo freddo e poco comunicativo, che si è allontanato dai valori più significativi del popolo della sinistra. Ad esempio l’aggiunta del colore verde ha tolto spazio al colore rosse, il più amato storicamente da chi esprime un voto a sinistra.
Questo logo pare sia nato per accontentare le varie anime del partito. Basti vendere il piccolo ramoscello d’ulivo che poco conta nel complesso del logo, ma posizionato lì giù più per mettere a tacere qualcuno che per un preciso progetto di guadagnare consenso.
Da un punto di vista tecnico nel suo complesso è un logo ben disegnato, giuste proporzioni e ben leggibile. Ma a volte il disegno perfetto non è il logo che fa al caso. Manca soprattutto un simbolo che possa trasmettere dei valori, delle sensazioni, una suggestione visiva in cui gli elettori possano riconoscersi. L’identificazione del simbolo è tanto importante quanto difficile perchè non presuppone un’opera di mediazione, arte in cui i proprio i politici sono insuperabili, ma un atto di coraggio, di prendere le redini e decidere verso dove proiettare il partito.
Che ne pensi? se fossi il segretario del PD, lo ritoccheresti il simbolo?
di Alessia Bellon
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