La grafica del logo spesso la dice lunga sul carattere di un’azienda e sulla situazione del mercato. Un ottimo esempio in tal senso è rappresentato dai loghi della RAI.
Fino ai primi anni ’80 l’emittente televisiva deteneva (di diritto e di fatto) il monopolio a livello nazionale, si definiva un servizio pubblico con scopo informativo ed educativo.
Il logo era una semplice scritta che si spostava da un angolino all’altro dello schermo. Era più che sufficiente, non aveva concorrenti.
Sul finire degli anni ’80 il logo RAI ha smesso di gironzolare per lo schermo ed è stato definitivamente fissato nell’angolino in basso a destra. Questo è anche il periodo in cui comincia a farsi sentire la concorrenza dei network di emittenti private.
Negli anni ’90 il monopolio finisce: le emittenti private possono trasmettere in diffusione nazionale. La Rai si difende adottando quei loghi colorati e geometrici che forse ricorderete: la sfera blu per Rai uno, il cubo rosso per Rai due e il tetraedro verde per Rai tre.
Nel 2000 la Rai affina le armi e inaugura il celebre logo farfalla/volti umani, inizialmente bianco. Aggiungerà i colori tradizionali delle tre reti come sfondo alla farfalla tre anni dopo.

Le farfalle assumeranno in seguito colori diversi a seconda che si tratti di un programma adatto o meno ai più piccoli.
di Angela Venturin